{Happiness is a choice}

 

Sono passati esattamente due anni dalla prima infusione di chemio terapia. Non che me lo ricordi per un motivo particolare ma non riuscivo a dormire, colpa di questo maledetto Jet Lag e mentre guardavo il cellulare mi sono bloccata ad osservare la data.

19 Maggio 2019 e ancora non me ne capacito.
Il passare del tempo è la cosa su cui mi soffermo di meno, in questi mesi la mia vita è passata in quel che si dice un batti baleno. Giorni che sembrano mesi e mesi che volano come gli anni. Due, in questo caso, che sembrano cento.

Io due anni fa pensavo di sapere esattamente chi ero, avevo un quasi lavoro e stavo costruendo una nuova vita. Avevo progetti, amici e qualche distrazione, viaggiavo quando potevo e iniziavo a mettere da parte i primi soldi.
Poi “sbam”, perché quando vuole la vita fa schifo e allora sono diventata la ragazza che aveva dei progetti ma anche un tumore.

E quel muro di certezze è crollato insieme a tutti i nuovi dubbi, la confusione e la paura.

Credevo di averlo passato, di aver dimenticato cosa si provasse ad essere una ragazza con un tumore, non ci pensavo più. Il passato è passato si dice, “mai guardare indietro”. Ma sapete cosa? Io credo che girarsi e guardare indietro a volte sia necessario, non tanto per imparare, dagli errori si impara dopo che ci sbatti la testa mille e mille volte, ma per ricordare.

Ricordare a noi stessi chi siamo stati, cosa ci è successo, che tempeste abbiamo affrontato è uno dei regali più belli che possiamo farci.

Ci penso poco alla ragazza di quel periodo, come penso poco alla ragazza che ero negli anni precedenti, non perché la voglia dimenticare ma solo perché è più facile. Guardarsi dentro implica il dover tirare fuori ricordi, emozioni e sentimenti che abbiamo accuratamente chiuso in qualche scatola.

Vi faccio un esempio facile: io del 19 maggio di due anni fa mi ricordo tutto. Tutto e se dico tutto intendo anche quante volte sono andata a fare pipì quel giorno, cos’ho provato (non a fare pipì sia chiaro), chi ho sentito, cosa avrei voluto rispondere a tutti i come stai. Me lo ricordo talmente bene che ho voluto dimenticare.

E credo che per ognuno di noi esistano degli avvenimenti simili, una storia che finisce, una difficoltà familiare, un esame andato male.
Ognuna di queste cosa ci fa si diventare più forti, ma prima ci fa incazzare piangere e a volte ci fa sentire malissimo.
E quindi prendiamo tutte queste belle sensazioni, le assimiliamo e poi le chiudiamo da qualche parte, in una scatola con un fiocco rosso messa da qualche parte nel nostro cervello. Si chiama fare esperienza.

Andiamo avanti con le nostre vite, facciamo tante cose nuove, ci comportiamo in maniera diversa e poi una sera quando non riesci a dormire all’improvviso quel fiocco si rompe e la scatola si apre. E tu con tutto questo ci devi fare i conti.

Ho parlato con una ragazza qualche tempo fa che sta affrontando quello che ho passato che mi ha detto una cosa bellissima: sai che sono più felice di prima? Ma essere così felici è una cosa che poi resta anche a distanza di anni?

Non le ho risposto per giorni perché ci sono delle domande che meritano risposte pensate, le parole sono importanti e vanno maneggiate con cura.

Io non lo so bene cos’è la felicità, credo che nemmeno andando in analisi per anni potrei rispondere a questa domanda perché la felicità è così effimera, diversa e individuale che una definizione non basterebbe. Ma c’è una cosa in tutto questo discorso che mi fa pensare che se mi sono soffermata su questa data, se questo 19 Maggio significa qualcosa forse è anche per ricordami che il momento di fare i conti è arrivato e che si la felicità arriva davvero nei momenti più improponibili ma non arriva da sola.

Te la crei tu, giorno per giorno insieme a tutti quei ricordi che poi metti nella scatola che nel frattempo sta diventando sempre più grande, ma anche piena di tante cose che ti portano ad essere ciò che sei.